Giovani.org
23 novembre 2014 - ore 08:04  
Dico la mia
da 25 anni sono felice!

Quale felicità?

Quale felicità?

Posso parlarvi della mia felicità? E’ una parola usata in tanti modi ma difficilmente è vera o per lo meno è difficilmente credibile. In genere quando si parla di felicità si pensa al benessere fisico prima di tutto: salute, denaro, lavoro, la casa, le ferie, con le settimane bianche o rosa, al mare e in montagna. E tutto questo ci rende felici? Anche ammesso e non concesso che qualche persona abbia tutto quello che gli serve per essere felice, lo è per davvero? lo, per l'esperienza che ho fatto, ho i miei dubbi! A volte si pensa che essere felici significhi vivere tranquilli, non stressati, con gli amici, la famiglia, gli affetti più cari, qualche litigata ogni tanto, per non .farsi intrappolare da loro, e poi andare a divertirsi in discoteca, in pizzeria con un po' di alcol o di eroina dentro le vene per sentirsi il più gasati possibile …non .tanto da essere alcolizzati o fatti del tutto, ma un po' rimbecilliti per non pensare troppo, questo si! Allora tutto va bene! Allora siamo felici! Si vive la giornata senza mai finirla, di notte e di giorno si gira e si gira, con la paura addosso di non .avere mai tanto tempo a disposizione per arrivare a fare tutte le esperienze possibili, intelligenti o cretine che siano. Ma anche qui qualche dubbio mi viene in mente, anzi me ne sono sempre venuti tantissimi e non solo a me, ma sono venuti anche nella testa di tanti miei amici. Perché? lo ho fatto esattamente la vostra vita di oggi, la mia generazione è stata quella che si sballava in discoteca al suono dei brani dei Pink- Floid . Il rock era la mia passione ( e mi piace ancora oggi! ). Alla vostra età noi ci si esaltava al Palazzetto dello Sport della nostra città ad ascoltare dei gruppi musicali Cileni, gli "Intillimani”, che facevano delle canzoni e delle musiche bellissime e ti chiedevano di condividere il loro sogno di liberare il loro paese ( e tutti i paesi dell' america latina) dalla dittatura e dall'orrore delle torture che subivano di <>. Ma ti mettevano anche dentro il cuore tanto odio verso qualsiasi governo o qualsiasi autorità che togliesse una virgola alla tua libertà: la libertà di fare tutto, anche quello di passare dall'altra parte della sponda e di diventare anche tu, un assassino, in nome di una giustizia e di una verità umana che faceva acqua da tutte le parti, ma che era l'unica che ti veniva bombardata nel çervello come «felicità» per te e per il futuro del mondo. La mia generazione è stata quella del "68” che ha lottato fino ai denti per difendere la pluralità e i diritti di ogni donna e di ogni uomo il diritto di poter vivere una vita dignitosa, che facesse realizzare la persona, a qualunque costo; è stata la generazione dei lunghi cortei nelle strade, degli scioperi infiniti nelle scuole e sul posto di lavoro, delle vetrine sfasciate per entrare nei supermercati a prendere quanto si riteneva giusto prendere perché si lottava contro i prezzi delle multinazionali e si consideravamo certe azioni come semplici « appropriazioni proletarie» e quindi moralmente se non proprio giustificabili almeno capite anche da tanti esponenti di chiesa. . La mia generazione ha votato con forza la sua autodistruzione credendo che il divorzio come legge di stato avrebbe facilmente risolto i problemi delle famiglie e che un aborto legale avrebbe sfamato più gente nel mondo perché eravamo sovrappopolati e soprattutto c'erano troppi infelici e handicappati in giro e quindi era meglio per loro e per tutti noi non farli nemmeno nascere e non far soffrire nessuno! Poi, dopo aver ottenuto tutte le nostre rivendicazioni abbiamo raccolto i frutti e visto i risultati, abbiamo cominciato a riflettere. Abbiamo visto tante copie di nostri amici che si erano sposati sati in chiesa con un bellissimo matrimonio condiviso e celebrato secondo le bellissime novità del Concilio e con la partecipazione viva e sentita di tutta la comunità ecclesiale e con tanti sacerdoti amici che Concelebravano l’Eucarestia, li abbiamo visti separarsi dopo soli due o tre anni di matrimonio e formare altre copie e altre convivenze. Abbiamo visto i loro figli sbattuti da una casa all’altra, crescere non con i loro genitori, ma con i nonni o con le nuove <<compagne o ì nuovi compagni» di mamma e papà. Li abbiamo visti scambiarsi i partner, nella speranza dì una alternativa alla fissità di un rapporto che non durava nel tempo e che quindi era meglio per entrambi che non avesse legami e che seguisse l’ispirazione del momento. E li abbiamo visti morire di fame, nel vero senso della parola, perché non avevano più soldi per pagare gli avocati e le udienze in tribunale, li abbiamo visti riempirsi di varechina lo stomaco per farla finita, stanchi di sbattere la testa al muro durante le crisi d'astinenza quando i soldi non bastavano più per procurarsi la roba che ormai aveva preso il suo posto totale nella loro vita e che serviva soprattutto a far tacere un fallimento troppo grande e troppo generazionale e diffuso, di cui si era incapaci di portare il peso, per una vita ormai rubata dalle nostre mani e consegnata in mano a dei delinquenti che non esitavano a bucare tuo figlio di sei anni per iniziarlo...alla felicità! Ma la mia è stata anche la generazione che ha scoperto la bellezza, che ha cominciato a ritrovare un barlume dì speranza nella bellezza del creato! Che è rimasta affascinata da un esperienza dì essenzialità e di semplicità che Francesco d'Assisi continuava a gridare per le nostre strade. Che ha creduto nella vera amicizia, nell'incontro tra i popoli e tra le religioni diverse, che ha visto nascere esperienze nuove di condivisione e che ha costruito ponti di servizio e d"amore tra gli ultimi e tra i penultimi del mondo. E’ stata la generazione che si è sporcata le mani per raccattare ai bordi delle strade i giovani sfatti e pestati a sangue messi dentro per una notte o due dalla polizia per far «cantare» quei nomi che nemmeno Ioro conoscevano e che otteneva come risultato solo quello di far precipitare ancora di più nella disperazione e nella sofferenza più dura migliaia e migliaia di giovani ,senza un presente, senza un futuro e con un passato impossibile da ricordare per lo schifo e il male cane che faceva. E' stata la generazione che ha contestato e amato, forse come mai, la Chiesa! Che ha trovato in tantissimi giovani sacerdoti dei forti e indispensabili compagni di un cammino, difficile, anche per loro, ma non impossibile; che ha cominciato a vivere la propria fede con l'esperienza dei "campi-scuola” e dei nuovi movimenti ecclesiali ed è uscita fuori dalle sacrestie e dallechiese per annunciare Cristo a tutti, soprattutto a quelli, vicini di casa, amici di scuola, colleghi di lavoro che erano ormai «fuori» dalla Chiesa con le. loro scelte.e i loro sbagli. E' stata la generazione che ha incontrato Dio nella vita di tutti i giorni, che ha scoperto una Persona e non un insieme di cose da fare o da non fare dopo la Cresima per essere dei veri cristiani, ma che ha cominciato a chiedersi e a scoprire quale era la Verità in mezzo ad un oceano di delusioni e di ferite che avevamo tutti sulla pelle e nel cuore. Che ha scoperto la preghiera come una stupenda possibilità di trovare un senso alla vita, di aprire nuovi spazi e nuovi orizzonti, di regalarti una gioia vera e profonda perchè ha cominciato a radicarsi dentro di te, liberandoti dalla tristezza e dall'angoscia di un tempo che continuava a lanciare bombe nei treni, nelle banche, nelle scuole, negli ospedali e continuava a sterminare milioni di persone in nome della felicità di un popolo a discapito di un altro. Questa preghiera, non era fatta di bigottismo o di facce sempre sorridenti, ma era fatta di normalità quotidiana, di confronto sincero con una Parola e tra di noi, di un impegno di vita liberamente scelto e non imposto da nessun vescovo o da nessun parroco, e che passava attraverso dei momenti di silenzio e di solitudine, brevi o prolungati e metteva a nudo la verità di te stesso , ti proiettava verso una Verità a cui sei chiamato da sempre e che solo quando la raggiungerai potrai dire di aver raggiunto un felicità per cui è valsa la pena di vivere e per cui varrà anche la pena di morire, tutti i giorni e un ultimo giorno. Questa preghiera mi ha portato dove vivo oggi, in un monastero, dove non ho risolto ne i problemi miei ne quelli dell'umanità, ma dove continuo a camminare con una certezza dentro: quella di essere amata da Qualcuno e di essere capace di amare, non solo qualcuno, ma tutto l'uomo, comunque esso sia e dovunque esso sia. Questa è la mia felicità e la mia gioia. Per questa gioia, vale la pena di vivere non Una, ma mille volte la mia vita, per questa gioia vale la pena dì cantare, di lavorare. di vedere crescere .un fiore o di leggere un libro, dì navigare su dì un computer o dì scrivere una poesia, di suonare una canzone con la chitarra o di preparare un sugo. di lucidare un pavimento o di ascoltare una persona che ha bisogno dì confidarti la sua fatica e le sue prove. di credere e di aiutare a credere me il Regno di Dio è qui in mezzo a noi e noi possiamo solo scegliere di viverlo e di fame l'esperienza; Vi auguro di trovare questo Qualcuno come l'ho trovato io e di fare la vostra scelta giusta. Angelo Branduardi ha fatto una canzone che nel ritornello ripete :« non perdete tempo, ragazzil» Ve lo dico anch'io, perché la giovinezza è l'unica stagione per trovare, con entusiasmo e con sincerità, il senso di una vita per cui valga la pe na dì vivere e non di soprawivere. Ciao!

Maria Carmen


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commenti Commenti

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me lo chiedo anche io di mari (15-03-2007)
Mi chiedo dove sta la felicità. Si deve trovare in se stessi o va cercata all'esterno?Nella professione e realizzazione lavorativa, nell'affetto di qualcuno, nella famiglia, nel divertimento?Non lo so ma vorrei trovarla
piena condivisione di cettina/59 (25-02-2007)
HO SCOPERTO QUESTO SITO LEGGENDO L'ARTICOLO "LE SUORE DI CLUSURA VANNO A SPASSO.SU INTERNET SULLA RIVISTA GRAZIA.VORREI COMMENTARE :DICO LA MIA/QUALE FELICITA'/PENSAVO DI ESSERE L'ULTIMA DELLE  ROMANTICHE RIMASTE AD USARE QUESTA PAROLA  MAGICA E QUASI IRREALE IN QUESTO MONDO SORDO AD OGNI FORMA DI SENSIBILITA' VISTA COME DEBOLEZZA  E NON COME PUNTO DI FORZA PER COSTRUIRE IL CAMMINO FATICOSO DELLA VITA ,GIORNO PER GIORNO.A DIFFERENZA DI MARIA CARMEN HO COLTIVATO L A PIANTA DELLA FELICITA' SCEGLIENDO IL TERRENO ADATTO PER  PIANTARE RADICI FORTI PER CREDERE NELLA FAMIGLIA DOVE HO INVESTITO TUTTO QUELLO CHE DI PREZIOSO POSSEDEVO,DA QUESTA PIANTA DUE GEMME PREZIOSE LE MIE FIGLIE MATURE ,AUTONOME INCLINI AL VOLONTARIATO SALVERANNO DALL'EGOISMO  QUESTO MONDO , NON SONO LE SOLE QUELLO CHE ALLA FINE MI CONFORTA CHE TANTI GIOVANI VANNO IN QUESTA DIREZIONE, E' UNA PICCOLA GOCCIA NELL'OCEANO DI QUESTA UMANITA' CHE SICURAMENTE SI SALVERA'.IL PROBLEMA PER I GIOVANI DI OGGI E' QUELLO DI RIRIINVENTARE IL CONCETTO  DI FELICITA' CON L'AIUTO DI NOI TUTTI.

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