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Venerdi 2 aprile
Per ascoltare
Gv 18,1- 19,42
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Per riflettere
Quando ti trovi a Gerusalemme nel luogo del Calvario fai fatica ad immaginarti Il venerdì di Gesù. Attorno e a te stanno i pellegrini che fotografano, senti i canti delle diverse confessioni cristiane; un via e vai di gente guarda e si inginocchia davanti alla croce collocata sullo sperone di roccia di quel monte sul quale Gesù è stato crocifisso. Mi cerco un momento di silenzio in un angolo della cappella. Chiudo gli occhi, nel cuore e nella mente risuonano le parole sentite tante volte: “Se il chicco di grano non muore non porta frutto”. Improvvisamente avverto che su quella croce è custodito il segreto della felicità. Quella croce scuote completamente i miei piani e le mie strategie per essere felice. Di fronte alla mia richiesta di essere felice, null’altro chiedo ripetutamente nelle preghiere, Gesù mi suggerisce la scelta del dono. Quella croce, capace di stare e rimanere di fronte al chiasso del mondo e alle sue logiche, mi indica una differenza assoluta. La differenza di chi rimane fermo, costi quel che costi, nella scelta di fare della propria vita un dono di amore per i fratelli. Temo di non riuscirci. Faccio i conti con le paure e i limiti. Alzo gli occhi al crocifisso. Non incontro nessuna parola di rimprovero, di giudizio. C’è un silenzio assoluto che mi chiede solo di stargli accanto… di rimanere… e di lasciarmi parlare al cuore.
Per pregare
Signore Gesù Cristo,
ti sei fatto inchiodare sulla croce,
accettando la terribile crudeltà di questo dolore,
la distruzione del tuo corpo e della tua dignità.
Ti sei fatto inchiodare,
hai sofferto senza fughe e senza compromessi.
Aiutaci a non fuggire di fronte a ciò che siamo
chiamati ad adempiere.
Aiutaci a farci legare strettamente a te.
Aiutaci a smascherare quella falsa libertà
che ci vuole allontanare da te.
Aiutaci ad accettare la tua libertà “legata”
e a trovare nello stretto legame
con te la vera libertà.
» 1 Commento
1"IL TUO DONO" a venerdì 02 aprile 2010 22:46
Signore ti chiedo perdono perchè sono pieno di me stesso: guardo spesso alle mie prove, mi sembra sempre che la mia croce sia molto pesante confrontata agli altri, invece non computo e non Ti ringrazio per tutti i doni che mi hai elargito. Non mi rapporto a Te che hai sopportato immani sofferenze, Tu che sei Dio non hai badato a spese per salvare dal peccato l'umanità. Signore Tu non sei fuggito dinanzi al Tuo sacrificio, che differenza rispetto a me che sono sempre lieto di evitare le prove della vita. Mio Dio aiutami e confortami nella scelta di essere nel piccolo della mia persona un dono per gli altri.
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